Interdizione

Scrivo questa breve nota perchè ci sono molti i casi di parenti anziani che non sono più lucidi e rischiano addirittura di perdere il loro patrimonio per mano di gente senza scupoli che può facilmente circuirli.

Se una persona è totalmente incapace di intendere e di volere il nostro ordinamento prevede l’interdizione.
La competenza è del Tribunale del luogo dove la persona risiede (è richiesta la partecipazione obbligatoria del Pubblico Ministero).

L’azione di interdizione può essere promossa dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado, dal tutore o curatore o dal Pubblico Ministero.

L’interdizione è disciplinata dall’art. 414 e seguenti del codice civile che recita: «Il maggiore di età e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi, sono interdetti quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione».
Il provvedimento è subordinato alla verifica di una infermità di mente abituale che comporti un’incapacità di provvedere ai propri interessi. Abituale deve ritenersi pure lo stato di incapacità mentale (anche se inframmezzato da momenti di piena capacità di agire c.d. lucidi intervalli).
A seguito dell’interdizione l’incapace non può compiere alcun atto giuridico, né di ordinaria, né di straordinaria amministrazione. La sua posizione è equiparata a quella del minore e, al pari di quest’ultimo, è nominato, dal Giudice tutelare, un soggetto che provveda a rappresentare, e quindi sostituire, l’interdetto nella cura dei suoi interessi: il tutore (art. 424, co.1).

Avv. Domenico Marotta.

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